Obiettivi e Motivazione: Riconoscere la Paura

La mente nasconde le sue paure con uno strano meccanismo che ha lo scopo di proteggere l’autostima e l’identità personale. Razionalmente non siamo disposti ad accettare di aver paura, e siamo portati a nasconderla e giustificare la nostra inazione con motivazioni quali la mancanza di tempo, gli impegni, la presenza di fonti di disturbo. Si tratta sempre di eventi e soggetti esterni, questo perché ricercare dentro se stessi i veri motivi metterebbe in discussione una parte importante della propria identità. Cercare una colpa all’esterno ci mette al riparo dal giudizio di noi stessi su noi stessi.

A pensarci bene, dietro ogni rinuncia, sia pur piccolissima, c’è molto spesso una paura. Non migliorare il proprio inglese, non fare quel corso di JavaScript avanzato, non andare in piscina tre giorni alla settimana, non chiedere scusa, non mollare il lavoro per un’intera settimana, non presentare una candidatura così ambiziosa…

Questo meccanismo, però, è destinato in molti casi ad essere disastroso, sia sotto il profilo personale che professionale. E non ne conosceremo mai fino in fondo le conseguenze, perché non sapremo mai cosa abbiamo perso rinunciando ad agire.

Facciamo un rapido excursus teorico.

Nelle sue opere, Jung dimostra che ognuno percepisce il mondo in modo assolutamente personale e diverso da tutti gli altri. C’è chi percepisce la realtà in modo introspettivo, soffermandosi maggiormente sulle cause di quanto avviene e meno sugli eventi esterni e puntuali, c’è chi invece riesce a percepire di meno le cause e le conseguenze degli eventi, e la sua percezione si sofferma maggiormente sull’evento esteriore.

Lo stesso Jung afferma che chi si aspetta dalla vita soprattutto dolore, sarà maggiormente propenso a percepire soprattutto gli aspetti dolorosi della realtà.

È chiaro, se diamo retta a Jung, che la nostra percezione della realtà cambia a seconda di quello che ci aspettiamo di vivere. Chi si aspetta di vivere in un mondo ostile e minaccioso, sarà più propenso a percepire aspetti di rischio e minaccia rispetto a coloro che si svegliano la mattina aspettandosi di ridere e far casino tutto il giorno. Ed è chiaro che, percependo la realtà come ce la siamo costruiti in precenza nella nostra mente, non facciamo altro che crearcela da soli in base alle nostre aspettative, perché della realtà percepiremo gli aspetti che abbiamo già selezionato, ci soffermeremo su di essi con maggior frequenza e intensità rispetto ai mille altri volti della realtà stessa. Sono le cosiddette profezie auto-avverantesi.

Partendo da questo assunto, in base al quale possiamo pensare che ognuno viva in un suo mondo del tutto personale, frutto della costruzione della propria mente, propongo questo video del TED in cui il relatore, un imprenditore americano non vedente, parla della paura, e di come questa indirizzi ogni nostra azione.

Per pura comodità di lettura, e per evidenziale alcuni concetti più significativi, ho trascritto la traduzione di una parte del talk, ma vale la pena ascoltarlo tutto con attenzione.

Giorno 3: What reality are you creating for yourself?


Prendiamo ad esempio la paura.
Le vostre paure distorcono la vostra realtà.
Nella logica deformata della paura, qualsiasi cosa è meglio dell’incertezza.
La paura riempie il vuoto a qualsiasi costo, camuffando ciò che temete con ciò che sapete, offrendovi ciò che è peggio al posto di ciò che ambiguo, sostituendo le supposizioni alla ragione.
Gli psicologi hanno un termine magnifico per questo: awfulizing (rendere le cose terribili).
La paura sostituisce l’ignoto con il terribile.
La paura è auto-realizzantesi. Quando affrontate il più grande bisogno di guardare al di fuori di voi e pensare criticamente, la paura batte in ritirata nel profondo della vostra mente, restringendo e distorcendo la vostra vista, soffocando la vostra capacità di pensiero critico con un’inondazione di emozioni distruttive.
Quando siete di fronte ad una coinvolgente possibilità di agire, la paura vi paralizza nell’inazione, portandovi a guardare passivamente alle sue profezie mentre si realizzano da sole.

Quindi, come fate a lasciare aperti gli occhi della vostra vita?
È una disciplina che si apprende. Può essere insegnata e può essere praticata.

Ritenetevi responsabili per ogni momento, per ogni pensiero, per qualsiasi dettaglio. Guardate al di là delle vostre paure, riconoscete le vostre supposizioni, sfruttate la vostra forza interiore, zittite il vostro critico interiore, correggete i vostri pregiudizi sulla fortuna e sul successo, accettate le vostre forze e le vostre debolezze e capite la differenza, aprite il vostro cuore alle vostre numerose benedizioni.

Le vostre paure, le vostre critiche, i vostri eroi, le vostre canaglie: loro sono le vostre scuse, razionalizzazioni, scorciatoie, giustificazioni, le vostre rinunce.

Sono finzioni che percepite come realtà.

Scegliete di guardare oltre, scegliete di mandarle via, voi siete i creatori della vostra realtà.

Con questa crescita di potenza viene la completa responsabilità.

Di cosa avete paura? Quali bugie vi raccontate? Come abbellite la vostra verità e come scrivete le vostre finzioni personali? Quale realtà state creando per voi stessi? Nella vostra carriera, nella vostra vita personale, nelle vostre relazioni, nel vostro cuore e nel vostro spirito, il vostro pesce che nuota all’indietro vi fa davvero male.

Tutti loro esigono un pedaggio in opportunità mancate e potenziale non realizzato, e generano insicurezza e sfiducia dove cercate realizzazione e connessione. Vi esorto a cercarli. Helen Keller ha detto che l’unica cosa peggiore di essere ciechi è avere la vista ma non avere nessuna visione.

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Obiettivi e Motivazione: la Zona di Comfort

Uscire dalla zona di comfort

Uno degli ostacoli maggiori che si possono incontrare nello sviluppo della propria vita personale e professionale è quello della pigrizia. Non se ne è quasi mai consapevoli. Ci si concede regolarmente periodi di vacanza, si ritiene di svolgere una vita attiva, ma poi un giorno ci si accorge di non avere più il controllo del proprio stato fisico, mentale, relazionale e professionale. Non riusciamo a tenere il passo della concorrenza e del mercato, non riusciamo a gestire le relazioni con i clienti, ci lasciamo sfuggire opportunità professionali importanti.

La cosa seria è che 9 volte su 10 non sappiamo cosa ci siamo lasciati sfuggire, quali occasioni abbiamo perso, cosa avremmo potuto fare ed essere se solo avessimo avuto una visione più ampia della situazione. Vediamo solo che altri hanno avuto delle occasioni che a noi non si sono presentate. Altri hanno avuto idee che noi non abbiamo avuto, oppure abbiamo avuto ma non abbiamo saputo dove trovare i mezzi per realizzarle. E così via…

Come si fa a risolvere il problema, se tutto questo sfugge alla nostra consapevolezza?

Il problema non si risolve affrontandolo, ma uscendo da quella che viene definita zona di comfort. Ecco come la definisce Wikipedia:

Una zona di comfort è uno stato psicologico in cui le cose appaiono familiari a una persona e in cui la persona si trova a suo agio e controlla il proprio ambiente, sperimentando bassi livelli di ansia e di stress. In questa zona è possibile mantenere un livello costante di prestazioni.

In pratica stiamo parlando delle abitudini e della quotidianità, delle certezze e delle convinzioni; potremmo azzardare a parlare di identità, ma non in termini generali, quanto piuttosto di quell’identità come idea (o immagine) immutabile di se stessi.

Il mondo è in perpetuo divenire, e chi opera nelle tecnologie informatiche dovrebbe saperlo bene. Ma una cosa è tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica, altra cosa è accettare l’idea che la vita è continuo cambiamento e che, per vivere una vita ricca dal punto di vista personale e professionale, è necessario abbracciare l’idea del cambiamento continuo di se stessi. Alla parola neutra “cambiamento” sostituirei senza alcun timore la parola “arricchimento”.

Potrei proporre decine di articoli e libri sull’argomento, ma qualsiasi lettura, una volta compreso il concetto, rischierebbe di trasformarsi in una bella idea da contemplare a tavolino, rimanendo rassegnati a non realizzarla mai, perché non si ha tempo, perché il lavoro non lo consente, altri impegni non ce ne danno la possibilità. E così si comincia un altro giro del loop che ci porterà sempre a rincorrere qualcosa o qualcuno, ma a non raggiungerlo mai, a sentire di avere delle potenzialità che non riusciamo ad esprimere, a vivere in uno stato di affanno e insoddisfazione permanente.

In rete si trovano moltissime persone che spiegano cosa sia la comfort zone, c’è chi dice come espanderla e chi dice come uscirne. Fatto sta che, finché ci si domanda come fare a rompere lo schema della propria quotidianità, si finisce col pensare, quando invece si dovrebbe solo agire. Lo si può fare dandosi semplici obiettivi da raggiungere, come quello di alzarsi dal letto per un mese alle 6 di mattina per andare a fare fotografie in campagna, oppure imporsi di leggere ogni giorno qualcosa che sia legato ad un tema specifico da condividere con qualcuno, stabilire dei periodi di apprendimento di una lingua o di una nuova tecnologia, cominciare a fare con serietà uno sport o dedicare una parte del proprio tempo ad attività culturali e creative (si noti il grassetto), ecc.

E ricordiamoci sempre che non può succedere mai niente di nuovo se si fanno sempre le stesse cose (qualcuno l’ha detto prima di me, ma non saprei chi).

Giorno 2: What I learned by leaving my comfort zone

Quindi oggi propongo la lettura di un piccolo articolo di Sciencemag in cui l’autore racconta come gli sia cambiata la vita per aver accettato la sfida che gli veniva presentata dalla possibilità di passare un periodo di tre mesi lontano dalle sicurezze della sua cittadina natale. È un semplice invito alla riflessione.

Se state cercando i motivi per cui non potreste fare qualcosa di veramente nuovo anche voi, allora avete trovato il vostro nemico e potete capire come opera: è il demone che offre il motivo per non introdurre novità nella vita, per non accettare una sfida, per non uscire dalla zona di comfort.

Obiettivi e motivazione: la ricerca del benessere personale e professionale

Great Ocean Road

Negli ultimi 3 o 4 anni ho dedicato una parte considerevole del mio tempo alla lettura (direi più allo studio) di tematiche di carattere psicologico. Questo studio mi ha costretto a togliere spazio all’aggiornamento e alla formazione tecnica, ma mi ha offerto un nuiovo punto di vista su questioni di carattere anche professionale.

Dopo decine di tomi e tante ore sottratte a tutto il resto, sta cominciando a prender forma un progetto che “spero” di portare ad uno dei WordCamp cui “spero” di partecipare quest’anno o il prossimo.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entra la psicologia con i WordCamp. Beh, sembra proprio che c’entri, e molto, visto che dietro WordPress ci sono delle persone, che sono dei professionisti che lavorano spesso da remoto, da freelancer o in aziende distribuite con dipendenti sparsi per il mondo. Altri se ne sono accorti e stanno portando avanti progetti ben più consistenti.

Avendo vissuto in prima persona entrambe le esperienze da remoto, credo di avere una qualche idea di quelle che sono le sollecitazioni, spesso auto imposte, di chi sviluppa e distribuisce il proprio lavoro online. È smart job, è vero, e in teoria si potrebbe anche lavorare in riva al mare, ma spesso le routine della vita e le pressioni del lavoro rischiano di sopraffarci e di portarci al burn-out. Ci troviamo quindi precipitati in periodi di stress, le motivazioni rischiano di affievolirsi, le conseguenze sul piano fisico e mentale cominciano a farsi avanti, lente ma inesorabili.

Gli effetti, quindi, sono tanti e non ultimi quelli sul piano professionale. Essere stanchi, stressati, fisicamente indeboliti rende meno produttivi, meno creativi, meno reattivi, meno convincenti con i clienti/collaboratori. In pratica, aumenta la fatica e diminuiscono il reddito e il benessere personale.

La bella notizia è che questa è solo una delle storie possibili. I grandi maestri della psicologia ci hanno indicato la strada da oltre un secolo, mentre i grandi saggi, gli stregoni, i mistici e i filosofi hanno provato a insegnarcelo nei secoli indietro, da quando esiste l’uomo. Purtroppo la capacità di auto potenziamento non si insegna nelle scuole, e spesso la vita non è una maestra abbastanza chiara da farci apprendere davvero le lezioni che ci impartisce. Oppure noi siamo studenti poco attenti. Anche per questo mi sono personalmente appassionato agli aspetti psicologici del lavoro, soprattutto quello da remoto, ed ho cominciato a cercare risposte a domande personali e professionali che probabilmente condivido con la maggior parte di voi.

Inizio da qui, quindi, un lavoro che porterò avanti nei prossimi mesi e che procederà per fasi. La prima fase durerà 30 giorni esatti, a partire da oggi, e trae ispirazione da un video del TED in cui Matt Cutts, ingegnere di Google, invita a porsi dei micro obiettivi di 30 giorni e spiega quale effetto questa “piccola” prassi abbia avuto sulla sua vita personale e professionale.

Il mio obiettivo di questi 30 giorni è questo: leggere qualcosa di nuovo ogni giorno e condividerlo con voi. Potrà essere un articolo preso dal web o il paragrafo di un libro, ma senza nessun ordine e senza nessun criterio. Si tratterà solo di contenuti che mi sembreranno interessanti e attinenti in modo diretto o indiretto al tema del potenziamento personale. Mi affido alla serendipity e alla sincronicità, e non escludo a priori nessuna area, tecnica, filosofica o scientifica che sia.

Se qualcuno si dovesse chiedere come mai tutto questo disordine, potrei rispondere che solo dal caos può nascere qualcosa di inatteso.

Buona visione.

Giorno 1: Try something new for 30 days

WordCamp Verona 2018

I WordCamp sono conferenze casuali, organizzate a livello locale, in cui si discute di tutto quello che riguarda WordPress.

Nel sito ufficiale del WordCamp è ben evidenziato che si tratta di eventi non coordinati, quindi lasciati alla libera iniziativa delle comunità degli sviluppatori e degli appassionati di WordPress che li organizzano. Normalmente prevedono l’organizzazione di sessioni di lavoro in cui ci si ritrova a discutere dell’utilizzo di WordPress, dello sviluppo di temi e plugin, di tecniche avanzate, di sicurezza e quant’altro riguardi lo sviluppo e/o la messa in opera di siti web (e non solo) Proudly powered by WordPress. Leggi tutto “WordCamp Verona 2018”

I Parametri UTM: Breve Introduzione alle Campagne di Google Analytics

UTM Analytics

Probabilmente avrete notato l’utilizzo frequente di quei parametri che vengono spesso aggiunti agli URL delle pagine web che visitate. Iniziano tutti con il prefisso utm_ e forse vi sarete chiesti cosa siano e a cosa servano.

Si tratta dei parametri UTM (Urchin Tracking Module), definiti da Wikipedia come “cinque varianti di parametri URL utilizzati per misurare l’efficacia delle campagne di marketing online in base alle varie fonti di traffico e ai media di pubblicazione”. Utilizzati per la prima volta in Urchin, sono ora utilizzati in Google Analytics e in altri strumenti di analisi, come Adobe Analytics, per generare report che permettono di valutare l’efficacia delle campagna promozionali online. Leggi tutto “I Parametri UTM: Breve Introduzione alle Campagne di Google Analytics”

Come Installare WordPress su Docker

WP Docker

Docker è un software open-source che automatizza il deployment di applicazioni utilizzando le funzionalità di isolamento delle risorse del kernel Linux per generare un sistema di container che eseguono processi in ambienti isolati. Un container non include un sistema operativo separato, come una Virtual Machine, ma sfrutta l’isolamento delle risorse propria del kernel Linux.
Docker opera, quindi, una virtualizzazione a livello di sistema operativo e non a livello di macchina, come invece avviene per le Vistual Machine. Ma di cosa si tratta precisamente? Leggi tutto “Come Installare WordPress su Docker”

WordPress 4.9

Logo WP

WordPress 4.9 Beta 4 è stato rilasciato ed è disponibile per il testing. La seconda Major release di quest’anno segna un forte passo in avanti verso un modo di utilizzo della piattaforma maggiormente incentrato sull’utente e porta con sé notevoli miglioramenti al Customizer, nuove funzionalità per i widget ed un potente editor di testo per l’inserimento di codice.
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SVG e CSS: la guida

Creare immagini adattabili a schermi di qualsiasi dimensione e risoluzione con SVG e poterle animare e manipolare con i CSS, significa avere uno strumento ottimale per la generazione di grafica per applicazioni mobile e Web. Scopriamo le caratteristiche che rendono sinergico l’uso delle due tecnologie in questa guida a SVG e CSS!

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