Obiettivi e Motivazione: creare nuove abitudini

In realtà ognuno di noi sa bene come uscire da una situazione di stasi o comunque che riteniamo di dover migliorare. Quello che manca è la reale volontà di farlo. Lasciare il noto per l’ignoto, nella cultura contemporanea del nostro paese, è qualcosa di inaccettabile e inammissibile.

Quante volte ci è venito in mente di lasciare il lavoro, se siamo lavoratori dipendenti, perché abbiamo ritenuto insostenibile il rapporto col capo, o perché non offre la gratificazioni cui aspiriamo? E quante volte l’abbiamo fatto?

Ogni volta che pensiamo ad un possibile cambiamento, cominciano a tremare le gambe e scacciamo via il pensiero come qualcosa di doloroso, cui è meglio non pensare.

Ma questo modo di fare non è sempre razionale, perché così facendo la soglia dell’avventatezza si abbassa sempre di più, e così ci sembrano avventate azioni che in realtà non lo sono, che magari sono dei benefici cambiamenti.

Eppure il cambiamento è vita. Pensiamo solo a quali stimoli potesse avere chi una volta si imbarcava per mare per terre mai esplorate.

Freud diceva:

Di fatto l’uomo primordiale stava meglio, poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza

Ma se la percezione del mondo dipende da quanto noi lo consideriamo ostile o accogliente, evidentemente la percezione che si ha della sicurezza è molto variabile. Oggi, in una società estroversa, forse il bisogno di sicurezza (inteso come stabilità dei vari aspetti della vita) prevale sul bisogno di cercare la felicità (che implica cambiamento, rischio e scoperta continue).

Ma è proprio necessario stravolgere la propria vita se questa non ci soddisfa?

In realtà NO. Il segreto sta nel ridefinire il proprio sistema percettivo in modo che ci facciano dare maggior spazio a quanto di positivo è nel mondo, e ridurre al minimo l’impatto emotivo delle paure.

Supponiamo di temere un cambiamento nel lavoro: il nostro capo ci vuole spostare in un reparto dove non vorremmo andare. Ci potremmo passare lunghe notti insonni di fronte a questa prospettiva. Oppure potremmo avere una tale sicurezza nei nostri mezzi cognitivi e soprattutto emotivi da intendere il passaggio come una sfida.

Questo implica anche una ridefinizione dei valori soggettivi. Cosa è più importante per noi? Avere degli affetti sicuri, stabili, profondi può essere fondamentale per una maggiore solidità emotiva. La stessa cosa se indirizziamo in modo costruttivo e creativo la nostra libido (in senso Junghiano di energia mentale). Avere interessi, passioni, curiosità da coltivare ci pone al riparo dalle alee della vita quotidiana e ci può offrire la varietà di situazioni ed emozioni di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Attenzione, però. Diceva Georgia O’Keeffe:

Nobody sees a flower really; it is so small. We haven’t time, and to see takes time – like to have a friend takes time.

Nessuno vede un fiore, perché vedere un fiore richiede tempo, come avere un amico richiede tempo e attenzione.

E così come amicizia, amore e tutto il resto, la creatività, la cultura, l’operatività, la reattività vanno coltivate con la pratica, fino a diventare abitudini, ma non quelle negative, bensì abitudini positive e costruttive.

Giorno 26: Un metodo elegante per creare nuove abitudini

Parlando di abitudini negative e abitudini sane, e di come introdurre queste ultime nelle proprie routine quotidiane, suggerisco la lettura dell’articolo A Stanford University psychologist’s elegant three-step method for creating new habits

doing something you don’t enjoy and subsequently failing to make it habitual is actually more detrimental to a mission for change than doing nothing at all

Il primo passo consiste nell’abituare la nostra mente ai successi in piccoli cambiamenti, e far crescere così a piccoli passi la fiducia in se stessi. Per farlo è necessario fare cambiamenti che possano essere introdotti facilmente nella propria routine. Tutto ciò deve diventare automatico.

È interessante la precisazione che questa attività richiede una certa dose di introspezione, perché non è detto che un cambiamento nella routine debba necessariamente essere quello giusto per noi.

Il passo successivo è quello di individuare un trigger, ossia un’abitudine che attivi un automatismo venso la nuova abitudine. Ad esempio aggiungere della frutta a tavola ogni volta che si mette su il pentolino del latte. Questo, alla lunga, può far acquisire una più sana alimentazione.

Il passo conclusivo è quello di celebrare i propri piccoli successi. Autocelebrarsi potrebbe sembrare stupido, ma:

You’re rewriting your identity as someone who succeeds

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