Obiettivi e Motivazione: Empatia e Sincerità. L’Importanza di Relazioni Sane nella Crescita Personale

Nei post precedenti, nel proporre letture e approfondimenti, ho orientato la riflessione verso il sé interiore. Ho presupposto che l’autopotenziamento sia costituito prima di tutto da una crescita personale individuale. Ma questa è solo una parte del percorso di crescita, perché l’uomo non esiste da solo e gli altri costituiscono un riferimento e una risorsa indispensabile alla propria crescita personale (e professionale).

Ma come si colloca l’altro, o gli altri, nel percorso di crescita?

Risposta: In modo ambiguo. Qui analizzerò il primo dei diversi aspetti della relazione tra il sé e il mondo: la capacità affettiva e l’attitudine a instaurare relazioni sane.

Gli altri costituiscono il riferimento dell’individuo sin dalla nascita: in sociologia si dice che “la coscienza del sé passa dagli altri”, nel senso che noi sappiamo quello che siamo perché ce l’hanno detto e confermato gli altri. Come potremmo sapere di essere intelligenti, preparati, belli o brutti se non attraverso gli occhi e le reazioni degli altri?

Ma non si tratta solo di questo. La mobilitazione delle energie interiori avviene soprattutto per sollecitazioni esterne: gli altri sono il riferimento delle nostre emozioni: amore, rispetto, stima, gelosia, rabbia, invidia, compassione, ambizione, tenerezza, sono solo alcuni dei sentimenti e degli stati d’animo che nascono dalla relazione con gli altri.

Il rapporto con gli altri può farci abbattere i nostri limiti, come può chiuderci in una gabbia senza uscita. Avere con gli altri rapporti equilibrati, dunque, è fondamentale per essere equilibrati dentro se stessi.

Una ricerca dell’università di Harvard conclude che c’è una sola cosa che può rendere felici uomini e donne: relazioni sane.

Normalmente avviene che le cose più grandi che riusciamo a fare nascono da un atto di amore, che può essere indirizzato in modo specifico, come l’amore per il partner o per i propri familiari, oppure in modo ampio e generalizzato, come l’amore verso i bambini, i bisognosi, la natura, ecc.

Così per amore si può decidere di imparare cose nuove, di fare del volontariato, di imbarcarsi su una goletta di Greenpeace, ed ogni volta che fai una cosa del genere, stai agendo, ti stai migliorando, stai arricchendo di senso la tua vita, stai scrivendo un altro capitolo della tua storia, stai diventando più potente. Il self-empowerment non può, quindi, che accompagnarsi ad un arricchimento delle relazioni affettive.

È il tema principale di gran parte dell’opera di Fromm. Tra i tanti testi, mi limito a suggerire Avere o Essere, L’Arte di Amare, Dalla Parte dell’Uomo, Psicanalisi e Buddismo Zen.

In tutti questi testi Fromm ripropone la stessa idea di amore, come unica forza in grado di potenziare la vita propria e degli altri. Attenzione: qui non si parla di amore in termini romantici, religiosi o melodrammatici. Qui parliamo di una forza psichica, di amore inteso come forza interiore orientata che spinge all’azione per prendersi cura degli altri e che porta come conseguenza il miglioramento e il potenziamento di se stessi.

Amore, in questi termini, è anche amore per sé stessi.

Ecco cosa ne dice Fromm:

Anche l’amore ha due significati, a seconda che venga inteso nell’accezione dell’avere o nell’accezione dell’essere.

Si può avere amore? Se così fosse, l’amore dovrebbe necessariamente essere una cosa, una sostanza che si può avere, custodire, possedere. La verità è che non esiste affatto l’«amore» come cosa: si tratta di un’astrazione, forse una dea o un essere di un altro mondo, benché nessuno abbia mai visto la divinità in questione. In realtà, esiste soltanto l’atto di amare; e amare è un’attività produttiva, che implica l’occuparsi dell’altro, conoscere, rispondere, accettare, godere, si tratti di una persona, di un albero, di un dipinto, di un’idea. Significa portare alla vita, significa aumentare la vitalità dell’altro, persona o oggetto che sia. É dunque un processo di autorinnovamento, di autoincremento.

L’amore, quindi, è un processo di autorinnovamento e autoincremento, di autopotenziamento, attraverso l’atto di amare compiuto nei confronti di qualcuno o qualcosa di esterno a noi.

Attenzione al significato di queste parole. Così continua Fromm:

Qualora l’amore sia vissuto secondo la modalità dell’avere, esso implica limitazione, prigionia ovvero controllo dell’oggetto che si «ama». Si riduce a uno strangolamento, a una soffocazione, a uno schiacciamento, a un’uccisione, ma non è un atto vitale. Ciò che la gente definisce amore è per lo più un abuso del termine, volto a nascondere la realtà della sua incapacità di amare.

Allora un percorso di crescita personale non può esimersi da un percorso di crescita emotiva, non può esistere forza del sé senza capacità di amare, inteso come donare ad altri e non come possedere gli altri.

cura
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Empatia e sincerità sono le due unità di misura che permettono di valutare la propria capacità di instaurare e mantenere relazioni sane.

La sincerità è la prima prova della propria capacità di amare. Non essere sinceri con il partner, l’amico, il familiare, equivale ad un atteggiamento di possesso o rassegnazione, che priva colui che inganna della sua forza più potente: la capacità di amare. Le bugie sono la prova della propria debolezza e quanto più si è costretti a mentire, tanto più ci si dovrebbe render conto che si sta conducendo una vita priva di un ingrediente essenziale.

La seconda unità di misura è l’empatia, cioè la capacità di

comprendere i sentimenti e le preoccupazioni degli altri e assumere il loro punto di vista; apprezzare i diversi modi con cui le persone guardano alla realtà

L’empatia è una capacità che si acquisisce dalla prima infanzia. È quella capacità del nostro essere di capire il prossimo, di trasporsi in un’altra persona e a provare le stesse emozioni. L’uomo è animale sociale e per vivere in modo sano in mezzo agli altri è necessario che comprenda emotivamente il prossimo. E questo è il secondo presupposto di quella spinta ad agire di cui ho parlato fino ad ora.

Giorno 11: Il Curriculum della Scienza del “Sé”

Tenuto, quindi, conto dell’importanza di una riflessione sulla capacità di instaurare relazioni sane e durature per il proprio e altrui benessere personale, concludo in modo pragmatico questo post, indicando alcune delle componenti principali che Daniel Goleman individua nel Curriculum della Scienza del “Sé”, sembrandomi definizioni utili ad una riflessione sulla capacità di costruire relazioni sane:

Essere autoconsapevoli: saper osservare se stessi e riconoscere i propri sentimenti; costruire un vocabolario per i sentimenti; conoscere il rapporto tra pensieri, sentimenti e reazioni.

Decidere personalmente: esaminare le proprie azioni e conoscerne le conseguenze; sapere se una decisione è dettata dal pensiero o dal sentimento.

Controllare i sentimenti: “colloquiare con se stessi” allo scopo di cogliere messaggi negativi come le autodenigrazioni; capire che cosa c’è dietro un sentimento (ad esempio il senso di offesa che è sotteso alla collera); trovare modi di controllare le paure e le ansie, la collera e la tristezza.

Controllare lo stress: imparare il valore dell’esercizio, della immaginazione guidata e dei metodi di rilassamento.

Essere empatici: comprendere i sentimenti e le preoccupazioni degli altri e assumere il loro punto di vista; apprezzare i diversi modi con cui le persone guardano alla realtà.

Comunicare: parlare dei sentimenti con efficacia; saper ascoltare e saper domandare; distinguere tra ciò che qualcuno fa o dice e le tue reazioni o i tuoi giudizi al riguardo; esporre il proprio punto di vista invece di incolpare gli altri.

Essere aperti: apprezzare l’apertura e costruire la fiducia in un rapporto; sapere quando si può parlare dei propri sentimenti privati senza correre rischi.

Autoaccettarsi: sentirsi orgoglioso di sé e considerarsi in una luce positiva; riconoscere i propri punti forti e le proprie debolezze; essere capaci di ridere di se stessi.

Essere personalmente responsabili: assumersi le responsabilità; riconoscere le conseguenze delle proprie decisioni e azioni; accettare i propri sentimenti e umori; portare a compimento gli impegni assunti (ad esempio nello studio).

Essere sicuri di sé: affermare i propri interessi e sentimenti senza rabbia o passività.

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