Obiettivi e Motivazione: Gioia, Felicità e Azione

Quanti di noi si chiedono se sono felici? Molti, forse, ma credo siano molte di meno le persone che si chiedono che cosa significhi essere felici.

Wikipedia definisce la felicità come lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri

Più completa la definizione che ne dà la Treccani:

Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato. L’aspirazione alla f. è caratteristica dell’etica classica, che la chiamò eudaimonia (➔ eudemonismo). Trascurata nella filosofia moderna in seguito alla posizione rigoristica assunta da I. Kant, la nozione di f. è rimasta viva nella tradizione culturale anglosassone, ispirando il pensiero filosofico, sociale e politico. A questa tradizione si ricollega la difesa che del concetto compie B. Russel nel suo The conquest of happiness (1930).

Non è un concetto banale. La felicità non è semplicemente uno stato di benessere, breve o lungo che sia, ma uno stato psicologico della persona che ha delle conseguenze enormi in ogni ambito di vita.

Secondo un interessante articolo pubblicato su Discover Magazine, l’autore, William von Hippel, interpreta la felicità come uno strumento che l’evoluzione utilizza per incentivarci a fare ciò che è nel migliore interesse dei nostri geni.

La felicità, come conferma l’autore dell’articolo, non può essere uno stato permanente, perché la soddisfazione permanente porta all’inazione. La felicità è uno stato di anticipazione dell’appagamento dei desideri più alti dell’essere umano. La nostra mente crea un’immagine dello stato di realizzazione o appagamento, e ci fa agire per concretizzare quell’immagine.

L’autore dell’articolo continua:

La felicità si è evoluta per una ragione – ci fa uscire là fuori ad uccidere i mastodonti. Ma la felicità è più di un semplice motivatore; gioca anche un ruolo critico nella connessione tra mente e corpo.

Tutto il nostro essere è, quindi, proteso verso il raggiungimento della felicità, come momento di appagamento del desiderio, ma non può essere uno stato permanente, altrimenti sarebbe un invito all’inazione. La felicità è un desiderio che cerchiamo di raggiungere e il percepire i nostri progressi verso quella meta ci fa avvertire gioia.

Se la felicità è un attimo fuggente, la gioia, ci spiega Fromm, può essere permanente, perché nasce dalla consapevolezza delle proprie azioni concrete verso la felicità, è la percezione dei passi compiuti nella direzione giusta.

La gioia è concomitante all’attività produttiva; non si tratta di un’«esperienza culminante» che raggiunga improvvisamente l’apice improvvisamente termini, ma piuttosto di un altipiano, di uno stato emozionale che accompagna l’espressione produttiva delle proprie essenziali facoltà umane. La gioia non è l’estasi infuocata di un istante, bensì lo splendore che aureola l’essere.

L’assenza di gioia è una sorta di percezione dell’incapacità di raggiungere la meta desiderata, ossia la realizzazione del sogno che darebbe la felicità.

Cosa ci trattiene dal provare gioia? L’interruzione del percorso verso la felicità, ossia la percezione del pericolo. In parole semplici, la paura di qualcosa, reale o immaginario che sia. Il meccanismo, anche in questo caso, è evolutivo: la fuga dal pericolo richiede concentrazione ed energia che va sottratta ad altre funzioni vitali, e quindi ci allontana da quelle azioni volte al raggiungimento della felicità.

Leggiamo ancora cosa scrive von Hippel:

quando il nostro corpo ha bisogno di energia extra, uno dei posti in cui va a cercarla è la nostra funzione immunitaria.

Quando vieni inseguito da una tigre o da un nemico con un bastone, non hai bisogno di sprecare energia facendo cellule immuni per combattere il freddo di domani. Ciò di cui hai bisogno è di trasferire tutte le risorse energetiche disponibili alle tue gambe, con la speranza che vivrai per un altro colpo di tosse o per starnutire.

Di conseguenza, il nostro sistema immunitario si è evoluto per funzionare al massimo della capacità quando siamo felici, ma per rallentare drasticamente quando non lo siamo. Questo è il motivo per cui l’infelicità a lungo termine può letteralmente ucciderti attraverso i suoi effetti di soppressione immunitaria, e perché la solitudine nella tarda età adulta è più letale del fumo. Infatti, una volta che hai più di 65 anni, è meglio fumare, bere o mangiare troppo con i tuoi amici di quanto tu sia seduto a casa da solo.

E conclude:

concentrarsi su cose felici migliori il nostro funzionamento immunitario.

Ma oggi non siamo costretti a fuggire dalle tigri o dai mastodonti. Cosa ostacola il nostro percorso verso la felicità?

Giorno 12: La volontà di essere felici

La felicità è una scelta, come essere infelici è una scelta: la scelta di percepire dal mondo gli aspetti più dolorosi e sorvolare con fretta e superficialità sugli aspetti che invece darebbero gioia.

Bill Carmody afferma chiaramente:

La felicità viene dalle tue stesse azioni. La felicità è una scelta. Quando ti trovi in uno stato emotivo in cui preferiresti non entrare, hai il potere di cambiarlo in un istante.

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Perché non lo facciamo? I motivi e le giustificazioni possono essere i più vari, ma dietro ogni rinuncia, ogni rinvio, ogni ostacolo, c’è la paura di vedersi in modo nuovo e diverso. L’identità che ci siamo costruiti, ancora una volta, la difficoltà di uscire dalla zona di comfort, la fuga da ogni tipo di fatica, fisica o mentale. Essere felici è una sfida che richiede coraggio.

Bill Harmony ci offre la ricetta in questo breve articolo. Gli ingredienti sono gratitudine, dono e azione:

Gratitudine:

E il segreto della felicità viene dalle tue stesse azioni, quindi non è sufficiente pensare pensieri di gratitudine. Invece, le azioni devono essere prese. In questo caso, è l’atto di esprimere il tuo apprezzamento alle persone per le quali sei più grato. In effetti, è più importante dire a qualcuno quanto li apprezzi piuttosto che dire loro che li ami. Questo perché l’amore significa cose diverse per persone diverse, ma l’apprezzamento è universale. L’atto di esprimere gratitudine a coloro che ami influenzerà immediatamente il tuo livello di felicità.

Dono:

L’atto di dare cambia immediatamente la tua fisiologia, specialmente quando dai a qualcuno che ha chiaramente bisogno. L’atto disinteressato di dare senza alcuna aspettativa di ricevere fa emergere un’energia emotiva che ti riempie di senso di scopo e realizzazione. L’atto di dare rilascia un sentimento dentro di te che hai fatto una differenza reale e significativa nella vita di qualcun altro. Non puoi fare a meno di sentirti felice quando hai influenzato positivamente la vita di qualcun altro.

Azione:

La felicità viene dalle tue stesse azioni. In poche parole, la felicità è una scelta. Scegliamo di essere felici o scegliamo di non essere felici. Se ti trovi in uno stato emotivo in cui preferiresti non entrare, hai il potere di cambiarlo in un istante. Livelli sostenuti di felicità derivano dalle azioni che intraprendi. Quando dai agli altri e mostri la tua gratitudine, aumenterai i tuoi livelli di felicità. Più dai e più dici alle persone quanto le apprezzi, più sarai felice. Riempi le tue giornate di sorrisi e risate e la sensazione di felicità crescerà dentro di te. Alla fine, la felicità diventerà la tua emozione predefinita piuttosto che qualcosa a cui accederai occasionalmente.

Io aggiungo qualcos’altro: capacità di percezione. Ossia la capacità di percepire gli aspetti della vita che dovrebbero riempire la nostra esistenza di gioia. Essere infelici è come entrare in un tunnel senza uscita che va dalla leggera tristezza alla depressione più profonda. Finchè si è vicini all’ingresso, c’è ancora luce per percepire ciò che ci circonda. Possiamo ancora tornare alla luce, ma se non si agisce subito si rischia di arrivare ad un punto dove non c’è più luce per vedere più nulla. Allora bisogna allenare la percezione affinché ci dia la consapevolezza delle cose per cui essere grati, per gioire dei doni che abbiamo per gli altri e per continuare ad agire con vigore.

Definita la gioia come uno stato di benessere che preannuncia la felicità, che differenza ci sarà mai tra realizzazione dei sogni e conseguimento degli obiettivi? Insomma, questo discorso serve anche in altri ambiti di vita?

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