Obiettivi e Motivazione: Immagine, Identità, Narrazione

Supponiamo che questa sera dobbiate tenere una presentazione importante ad una conferenza di tecnici, professionisti, esprerti del vostro settore. Dovete presentare una vostra idea, qualcosa su cui vi siete preparati attentamente. Sapete chiaramente che la vostra performance sarà importante, determinante per il vostro futuro professionale.

Come vi sentireste in questa situazione?

Conosco persone che si sentirebbero in una specie di interrogatorio, come studenti di fronte ad una commissione d’esame all’università. Ho osservato persone tecnicamente preparate parlare con voce tremula, con gli occhi che cercavano tra il pubblico un volto amico cui chiedere aiuto, e infine cedere sotto il peso dell’emozione e del nervosismo.

Ma ci sono persone, invece, che si avvicinano al loro uditorio come maestri, insegnanti che vogliono aiutare qualcuno ad imparare una cosa nuova.

Ma qual è la vera differenza tra i due tipi di persone? La differenza è solo nella mente dei due relatori. È nelle immagini, nelle identità e nelle diverse narrazioni di sé che i due si raccontano.

Non è auto suggestione. Sì, qualcuno potrebbe anche far leva su qualcosa del genere, ma in realtà è molto più probabile che si tratti di un diverso modo di raccontare se stessi a se stessi.

E se vi raccontate di essere sotto esame, sarete pronti ad andare nel panico non appena vi sembrerà di aver dimenticato qualcosa, e vi concentrerete sulle reazioni del pubblico, sulle cose che credete di non ricordare, oppure che non sapete davvero, ma questo non farà altro che farvi perdere attenzione e concentrazione sul discorso che state facendo.

Ci sono diverse tecniche per evitare questo tipo di inciampi, ma tutte richiedono una preparazione preventiva: slide, appunti, riferimenti mentali o fisici, ecc. Ma con tutta la preparazione preventiva, saremo in grado di gestire l’imprevisto?

La soluzione è cambiare la narrazione di se stessi. Smettere di sentirsi impreparati, fragili ed emotivi, e provare a immaginarsi come insegnanti di fronte a ragazzi che hanno bisogno di apprendere quello che abbiamo da dire. Ricostruire l’immagine che abbiamo di noi stessi è fondamentale non solo per avere successo in tali occasioni e più in generale nella professione, ma per ridefinire la nostra intera identità, che, in realtà, non è altro che un accumulo di immagini generate nel tempo dalla nostra mente.

Possiamo liberarci delle immagini sterili (nel senso di non produttive di nulla di buono) in qualsiasi momento. È una questione di attimi, una scintilla che si accende che ci fa capire che noi non siamo una somma di idee preconfezionate, ma siamo esseri in divenire. Non immagini statiche, ma flussi di energia psichica.

Questa energia possiamo lasciarla andare libera di creare il nostro sé ad ogni istante, oppure calcificarla in immagini immutabili, la cui somma genera un’identità statica, fragile, con poche prospettive di crescita.

Giorno 30: Conclusioni

Con queste poche righe, concludo la mia serie di 30 articoli, scusandomi con me stesso e con chi mi può aver seguito per essermi attardato nella scrittura degli ultimi post. Ciò dimostra che non sempre si riescono a centrare con precisione tutti gli obiettivi. La cosa importante, però, è arrivare sempre in fondo.

In questi 30 articoli ho scritto di:

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