Obiettivi e Motivazione: Potenza e Introversione

Il concetto di introversione è complesso, perché per comprenderlo bisogna operare una profonda analisi su se stessi, che non sempre siamo in grado di sostenere. Eppure il concetto è presente in ogni cultura, dalla cultura dei nativi americani alle culture orientali. Ed è presente anche nella nostra cultura fin dagli antichi greci (solo perchè delle culture precedenti non abbiamo testimonianza).

Il tema dell’introversione è analizzato con grande dettaglio da Jung, il quale distingue due macro tipologie psicologiche: introverso ed estroverso.

Giorno 28: Introversi ed Estroversi

Dice Jung:

Se prendiamo a considerare la vita umana nel suo svolgimento, vediamo che vi sono uomini il cui destino è determinato in prevalenza dagli oggetti dei loro interessi e altri il cui destino è invece determinato piuttosto dalla propria interiorità, o soggettività. Poiché tutti noi ci avviciniamo un po’ più a questo o a quel modo d’essere, siamo naturalmente inclini a intendere sempre ogni cosa nel senso che è peculiare al nostro tipo.

La questione non è se si è introversi o estroversi, perché si può essere l’uno in certe condizioni e l’altro in condizioni diverse. Oppure si può essere entrambi, con diverse tendenze verso l’estroversione o l’introversione.
Inoltre:

Le cose sarebbero relativamente semplici se ogni lettore sapesse in quale categoria egli stesso sia da annoverare. Ma il più delle volte scoprire se uno appartiene a questo o a quel tipo è molto difficile; e tanto più quando si tratta di noi stessi.

La questione che voglio aprire qui riguarda la capacità di introspezione. Se nei casi estremi, il mondo esterno di un introverso non esiste oggettivamente, ma solo in quanto interpretazione del soggetto, mentre il mondo dell’estroverso è tutto esterno e l’interpretazione del soggetto è svuggevole, superficiale, quasi assente, nella normalità ogni fenomeno dovrebbe essere visto sia nella sua essenza oggettiva che nei suoi significati oggettivi.

Eppure sappiamo che molti non riescono ad individuare cause e conseguenze di quanto accade, e che altri non riescono a comprendere il lato oggettivo delle cose e dei fenomeni.

Non esiste un modo migliore o peggiore di percepire la realtà: esistono, però, infiniti modi, e la combinazione di estroversione e introversione di ognuno determina la sua capacità di trovare appagamento nei fatti della vita.

Se siamo tristi, stressati, perennemente insoddisfatti, se non vediamo vie d’uscita in situazioni difficili, ebbene, molto probabilmente dobbiamo lavorare sul nostro sistema percettivo.

La società odierna spinge fortemente verso l’estroversione: la necessità di aderire ad ogni costo a canoni estetici e comportamentali, l’essere incastrati in una macchina burocratica annisciente e onnipotente che annulla la volontà e le inclinazioni naturali delle persone e azzera l’individualità, costringe l’individuo a soddisfare le pressioni dell’ambiente circostante, della struttura economica, dei gruppi di riferimento (amici, parenti, colleghi).

Ma la spinta verso l’estroversione è anche spinta verso il depotenziamento dell’individuo. E depotenziamento significa anche deresponsabilizzazione del proprio destino.

A mio modo di vedere, un recupero della propria individualità attraverso l’introversione e la capacità di autoanalisi è imprescindibile per riprendersi il potere di determinare la propria esistenza.

Ervin Goffman divideva la vita umana in due momenti: c’è un momento “pubblico”, in cui la persona recita la sua parte nello spettacolo della vita, il momento della messa in scena; e c’è un momento “privato”, durante il quale l’individuo si prepara, impara la sua parte per recitare in pubblico. Meravigliosa analisi, portata avanti dal suo discepolo e continuatore Joshua Meyrowitz, nel suo Oltre il senso del luogo, in cui l’autore spiega come queste dinamiche sociali vengono ridefinite dalla diffusione dei mass media.

Ma dov’è l’individuo in tutto questo?

E cos’è la potenza? La potenza è la capacità di riprendersi il libero arbitrio, la capacità di conoscere se stessi, di guardarsi dentro con serenità e obiettività, comprendere le cause e le conseguenze delle proprie azioni e di tutto ciò che accade. La capacità di comprendere cosa è bene per se stessi e distinguerlo dalle aspettative sociali.

Ed è osservare e comprendere come ogni nostra azione cambi tutto il mondo che ci circonda: comprare un libro a caso, ad esempio, per un semplice impulso, leggerlo e veder cambiare il proprio modo di pensare e percepire la realtà. Vedere tutto ciò che consegue da una piccola azione, forse, è il vero cambiamento che può restituire il controllo sulla propria vita.

Volete sapere a che tipo appartenete? Non è facile, ma ci sono dei test che potrebbero almeno darvene un’idea:

Photo by Amine M’Siouri from Pexels

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